La Respirazione Orale nel Bambino: Perché Non Va Sottovalutata
Contenuti di questo articolo:
Cos’è la respirazione orale?
Quali sono le cause della respirazione orale nel bambino?
Come accorgerti se il tuo bambino è un respiratore orale?
Quali sono gli effetti sul cavo orale?
Respirazione orale ed effetti sullo sviluppo delle arcate dentali
Impatto della respirazione orale sullo sviluppo cranio-facciale
Effetti a lungo termine della respirazione orale nel bambino
Chi diagnostica la respirazione orale nel tuo bambino? Quando e come intervenire
La respirazione orale nei bambini è un problema più frequente di quanto si pensi, e noi dentisti lo sappiamo bene.
Oltre che sulla salute orale, può avere conseguenze importanti sullo sviluppo del viso, delle arcate dentali, sulla postura, sul sonno e anche sul rendimento scolastico! Se noti che il tuo bambino respira con la bocca, dobbiamo dirti che non si tratta di un vizio: è la risposta del corpo a un ostacolo fisico.
Prima viene individuato questo disturbo, prima è possibile intervenire e guidare la corretta crescita cranio-facciale, mentre è ancora in fase di sviluppo.
Cos’è la respirazione orale?
La respirazione orale nel bambino è una modalità di respirazione anomala ossia non fisiologica, causata da ostruzione delle vie aeree superiori.
Normalmente, è il naso l’organo che si occupa di questo compito, riscaldando e filtrando l’aria prima che arrivi ai polmoni. Quando le vie aeree superiori sono ostruite, il naso non riesce a fare il suo lavoro e il tuo bambino non ha altra scelta che respirare con la bocca.
Non si tratta di un vizio, come abbiamo detto, ma della risposta del corpo a un ostacolo fisico.
Il cavo orale non ha le difese naturali delle cavità nasali. Mentre il naso funziona come un sistema di climatizzazione e depurazione, la bocca permette un passaggio rapido e diretto dell’aria.
Il cervello, percependo che l’aria che arriva dal naso non è sufficiente, “ordina” l’apertura della bocca, per far sì che la corretta quantità d’aria raggiunga i polmoni, facendogli fare la strada che offre meno resistenza.
I muscoli del viso, a loro volta, per mantenere la bocca aperta, devono restare rilassati e questo influenza la crescita ossea delle strutture del viso.
È un adattamento involontario, che il tuo bambino mette in atto senza rendersene conto, ma le cui conseguenze, se non affrontate, possono essere importanti.
Quali sono le cause della respirazione orale nel bambino?
Alcune cause sono temporanee, come le allergie stagionali o il raffreddore, che infiammano la mucosa nasale e riducono il passaggio dell’aria. Ma quando questi episodi si ripetono con frequenza, il tuo bambino finisce per respirare con la bocca anche nei periodi in cui l’ostruzione non c’è più.
Le cause croniche sono le più rilevanti in età pediatrica. L’ipertrofia adenoidea e quella tonsillare occupano spazio nelle vie aeree superiori e rendono difficoltoso il passaggio dell’aria. In questi casi la respirazione orale non è episodica, ma diventa la modalità prevalente.
Esistono infine cause di tipo meccanico, meno frequenti nei bambini: polipi nasali, deviazione del setto e ipertrofia dei turbinati. Queste ultime emergono spesso in modo inaspettato durante una visita specialistica.
Come accorgerti se il tuo bambino è un respiratore orale?
I segnali più evidenti riguardano il viso. Il bambino che respira cronicamente con la bocca tende a sviluppare un aspetto caratteristico, chiamato “facies adenoidea”: il viso è allungato e stretto, gli zigomi sono poco sviluppati. Compaiono occhiaie marcate e le palpebre assumono un’espressione appesantita. Le labbra sono spesso secche, screpolate e tendono a restare semiaperte.
Di notte i segnali diventano ancora più riconoscibili. Il bambino con respirazione orale russa, dorme in modo agitato, può avere episodi di apnea e il cuscino è spesso bagnato di saliva. Nelle ore di veglia i genitori possono notare alito cattivo al risveglio e mal di gola frequenti. Le infezioni ricorrenti alle vie aeree hanno una spiegazione diretta: respirando con la bocca, l’aria non viene filtrata dal naso e raggiunge le mucose portando con sé batteri e virus.
Questi disturbi del sonno non sono trascurabili: un riposo frammentato si ripercuote sull’umore e sulle energie durante il giorno. Sul piano comportamentale possono comparire difficoltà di concentrazione, stanchezza persistente o episodi di iperattività, tutti effetti di un sonno che non riesce a essere davvero riposante.
Quali sono gli effetti sul cavo orale?
La respirazione orale nel bambino interferisce con lo sviluppo delle strutture orali. Senza il corretto flusso d’aria nasale, il palato non riceve la pressione necessaria per espandersi e tende a diventare stretto e ogivale. Ne conseguono malocclusioni, un iposviluppo del mascellare e una postura linguale abbassata che aggrava le alterazioni dello sviluppo facciale.
A tutto questo si aggiunge la secchezza del cavo orale. La saliva neutralizza gli acidi, contrasta i batteri e mantiene l’equilibrio della flora orale. Quando la bocca resta aperta, questo meccanismo si inceppa e i tessuti restano esposti.
Senza la sua protezione, lo smalto rimane indifeso e i batteri trovano un ambiente favorevole. Le conseguenze sono carie frequenti, spesso estese e destruenti, gengiviti ricorrenti e alitosi persistente.
Respirazione orale ed effetti sullo sviluppo delle arcate dentali
Lo sviluppo delle arcate dentali dipende dall’equilibrio delle forze che agiscono su di esse durante la crescita. In condizioni normali, la lingua preme sul palato dall’interno mentre le guance esercitano una pressione opposta dall’esterno. Quando il bambino respira con la bocca, la lingua si abbassa e abbandona la sua posizione corretta e il palato perde la stimolazione necessaria per espandersi.
La respirazione orale nel bambino ha come effetto principale un palato che non si sviluppa correttamente e che rimane stretto. Questa conformazione viene definita “ogivale”. Uno spazio ridotto in larghezza condiziona tutto lo sviluppo successivo delle arcate e lascia poco posto ai denti permanenti.
L’arcata superiore, rimasta troppo stretta, tende spesso a chiudere all’interno di quella inferiore invece che all’esterno. Questa condizione viene definita “morso crociato posteriore” e quanto prima viene individuata, tanto più è possibile intervenire per correggerla durante la fase di crescita.
La lingua abbassata si interpone tra i denti anteriori e impedisce loro di toccarsi. Il risultato è quello che viene definito “morso aperto anteriore”. Con questa condizione, gli incisivi superiori e inferiori restano separati da uno spazio verticale, anche a bocca chiusa.
La mandibola, nel tentativo di adattarsi, può arretrare o spostarsi in una posizione scorretta. Questo porta a quelle che vengono definite “malocclusioni di II classe”, caratterizzate dal fatto che gli incisivi superiori sporgono rispetto agli inferiori.
Quando le arcate sono strette, i denti permanenti non trovano spazio sufficiente per erompere correttamente. Si possono presentare casi di affollamento dentale, denti ritenuti (come i canini inclusi, che non erompono affatto) o denti che compaiono in posizione ectopica, ossia fuori dalla loro sede naturale. Quanto prima viene individuato il problema, tanto più è possibile evitare trattamenti complessi una volta che il bambino sarà cresciuto.
Impatto della respirazione orale sullo sviluppo cranio-facciale
Gli effetti della respirazione orale nei bambini coinvolgono l’intero sviluppo del viso, che cresce prevalentemente in senso verticale, dando origine a un viso allungato e stretto, noto come “facies adenoidea”, già citato prima.
La lingua, non posizionandosi correttamente sul palato, non ne stimola l’espansione. Il risultato è un palato “ogivale” e arcate mal allineate, a cui si aggiunge una tendenza della mandibola a crescere verso il basso e all’indietro, una condizione nota come “retrognatismo mandibolare”.
Le labbra restano semiaperte, sia per il passaggio dell’aria sia perché il morso aperto rende difficoltosa la loro chiusura, perdendo tono nel tempo. Anche la postura ne risente: la testa tende a spostarsi in avanti, alterando l’allineamento della colonna vertebrale.
Effetti a lungo termine della respirazione orale nel bambino
Molti degli effetti descritti nei paragrafi precedenti, se non affrontati, tendono a stabilizzarsi e a lasciare conseguenze durature. Lo sviluppo cranio-facciale e dentale ne risente in modo significativo: il mascellare superiore rimane sottosviluppato, il palato stretto e le arcate mal allineate, con malocclusioni e affollamento dentale che richiedono interventi ortodontici spesso complessi.
La postura generale del bambino ne è profondamente influenzata. La testa portata in avanti favorisce la cifosi, mentre il morso crociato può contribuire allo sviluppo della scoliosi. Le malocclusioni di seconda classe e il retrognatismo mandibolare, attraverso le catene muscolari, alterano la posizione del bacino, con conseguenze che arrivano fino alle ginocchia e ai piedi: ginocchio valgo e piede piatto sono condizioni che in alcuni bambini trovano la loro origine proprio nella respirazione orale.
Il sonno è un altro ambito in cui le conseguenze diventano evidenti. Il russamento cronico e le apnee notturne riducono la qualità del riposo, con ricadute sulla stanchezza diurna, sulla concentrazione e sul rendimento scolastico. In alcuni casi questi segnali vengono confusi con i sintomi dell’ADHD.
Le infezioni ricorrenti alle vie aeree sono un’altra conseguenza duratura. La mancata filtrazione e il mancato riscaldamento dell’aria favoriscono otiti, sinusiti e tonsilliti, che tendono a ripresentarsi con frequenza.
La fonetica è un’area spesso trascurata. La posizione bassa della lingua ostacola la pronuncia corretta di diversi suoni e può causare la cosiddetta “lisca”, ovvero una pronuncia distorta della “s”. La voce può risultare nasale o poco sostenuta.
In alcuni bambini la respirazione orale può essere causa di balbuzie: il respiro corto e il flusso d’aria alterato interferiscono con la coordinazione tra respiro e parola, generando blocchi che i genitori faticano a ricondurre a una causa fisica e che spesso portano a percorsi diagnostici lunghi, frammentati e spesso inconcludenti.
Chi diagnostica la respirazione orale nel tuo bambino? Quando e come intervenire
La respirazione orale nei bambini riconosce come causa più frequente l’ipertrofia adenoidea o tonsillare, ma le cause, come abbiamo visto, sono molteplici. Per questo il percorso diagnostico e terapeutico coinvolge specialisti diversi, che intervengono in momenti e con strumenti differenti.
Chi fa la diagnosi
Il dentista e l’ortodontista sono spesso i primi a riconoscere la respirazione orale nel bambino. Un palato stretto, una malocclusione o carie estese e destruenti, nonostante una buona igiene orale, sono segnali che, durante una visita di controllo, orientano subito verso questa diagnosi.
Il pediatra è solitamente il primo riferimento a cui i genitori si rivolgono e orienta la famiglia verso gli specialisti più adatti.
L’otorinolaringoiatra è lo specialista a cui viene inviato il bambino che soffre di infezioni ricorrenti alle vie aeree. È durante questa visita che emerge la vera causa del problema, che non risiede in un sistema immunitario debole, come molti genitori tendono a pensare, ma è causato dall’ostruzione delle vie aeree superiori, originata da un’ipertrofia di tonsille o adenoidi, da allergie, riniti croniche, o più raramente da una deviazione del setto o da un’ipertrofia dei turbinati.
Quando intervenire
Già a partire dai tre o quattro anni è possibile agire in modo efficace, quando le strutture ossee sono ancora in piena fase di sviluppo. Attendere significa lasciare che le alterazioni cranio-facciali, posturali e comportamentali descritte nei paragrafi precedenti si consolidino.
Se il tuo bambino presenta alcuni dei segni descritti in precedenza, come la bocca sempre aperta, le occhiaie marcate, il russamento, le infezioni ricorrenti, una postura con la testa in avanti o difficoltà di concentrazione a scuola, è opportuno parlarne con il pediatra.
La respirazione orale nel bambino, se non trattata tempestivamente, può consolidare le problematiche già descritte, che rischiano di essere attribuite ad altre cause, come l’ADHD, ad esempio, costringendo i genitori a percorsi infiniti tra specialisti, che allungano inutilmente i tempi di diagnosi e cura.
Come intervenire
La respirazione orale nei bambini non si risolve con un unico intervento. Ogni specialista agisce su un aspetto diverso del problema, ma bisogna partire sempre dalla causa che lo ha generato.
L’otorinolaringoiatra tratta l’ipertrofia adenoidea o tonsillare, le riniti allergiche e le altre ostruzioni che impediscono al bambino di respirare con il naso.
L’ortodontista interviene sulle arcate con apparecchi dedicati, come l’espansore palatale, per allargare il palato, favorire il passaggio dell’aria e correggere le malocclusioni. Il suo intervento, da solo, non è però sufficiente, se non si procede in parallelo con gli altri specialisti coinvolti nel percorso terapeutico.
Il logopedista è una figura fondamentale poiché aiuta il bambino a rieducare la postura della lingua, accompagnandolo a recuperare una respirazione nasale corretta attraverso esercizi miofunzionali. Lavora inoltre sulla fonetica, correggendo i difetti di pronuncia che la respirazione orale può aver causato.
Quando le alterazioni posturali sono già evidenti, è necessario affiancare una rieducazione posturale e respiratoria, con lavoro specifico sul diaframma, sul riallineamento cervicale e sul rinforzo muscolare.
Come già detto, se si interviene per tempo, la respirazione orale nei bambini è una condizione che può essere corretta e le conseguenze che abbiamo descritto, nella maggior parte dei casi, possono essere evitate.
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